Audizione
della Consulta dei Giovani
Il 15 gennaio a Roma, presso la Presidenza del Consiglio
dei Ministri, Luca Poma, in rappresentanza dell’Ufficio di Presidenza
della Consulta regionale dei Giovani del Piemonte, ha partecipato all’incontro
che il Tavolo permanente sulle Politiche Giovanili ha avuto con il Direttore
degli Affari Culturali della Commissione europea. Di seguito il testo
dell’intervento svolto dal componente dell’UdP della Consulta dei Giovani
del Piemonte:
"In apertura un ringraziamento
va agli alti Funzionari dell’Unione Europea presenti qui oggi, con i
quali fra pochi minuti intavoleremo un confronto di taglio più
tecnico relativo al libro bianco per la Cultura Europea.
E’ tuttavia indispensabile un preambolo
di carattere politico, a nome di tutte le aggregazioni del Tavolo permanente
sulle Politiche Giovanili qui presenti oggi.
Per molti l’incontro di Parigi è
stato una vittoria, per molti altri un totale fallimento.
I primi sostengono, non a torto,
che il primo tentativo di dare voce ai giovani, coinvolgendoli nella
stesura del libro bianco, sia da lodare e sia da ripetere in futuro,
magari già nell’autunno del 2001.
I secondi, anch’essi non a torto,
rilevano come, a riprova dell’interesse relativamente scarso della classe
politica per le posizioni dei giovani (interesse motivato più
che altro da ragioni di carattere "mediatico"), il tempo dedicato
alla Conferenza di Parigi sia stato, volutamente, scarsissimo: due giorni
di lavoro, quando sarebbe stata necessaria perlomeno una settimana.
Quanto sarebbero costati alla Unione Europea 5 (cinque) giorni in più
di soggiorno per 350 giovani? Circa 700.000 settecentomila Franchi Francesi
(poco più di 200.000.000 - duecentomilioni di Lire italiane).
Bene: ne desumiamo che un lavoro ben fatto, in grado di coinvolgere
i giovani completamente e con profitto, per la Commissione Europea non
è valso l’impegno di 700.000 Franchi in più.
E questa non vuole essere una semplice
provocazione ma una analisi dei fatti, dal momento che abbiamo visto
con i nostri occhi ragazzi di 16 anni con così tanta voglia di
lavorare da arrivare a litigare con i moderatori per ottenere 15 minuti
in più di tempo per discutere.
E vuole essere anche un suggerimento
per il futuro, per la prossima edizione della Conferenza sulla Gioventù.
Ma questo discorso ci porta dritti
anche al cuore del problema, così come è emerso a Parigi
nel gruppo di lavoro sulla rappresentanza: i giovani vogliono partecipare.
E non solo vogliono, ma in linea generale sono anche in grado di farlo
apportando contributi di eccellente profilo.
È vero che non tutti i giovani
sono rappresentati all’interno delle aggregazioni, dei sindacati, dei
movimenti politici, dei centri di aggregazione informale, ma è
anche vero che questi luoghi sono già un punto di partenza per
allargare il coinvolgimento, magari con l’aiuto delle nuove tecnologie
informatiche.
I giovani, dicevamo, vogliono partecipare.
E questo è tanto vero quanto è vero che troppo spesso
gli adulti non vogliono farli partecipare, o semplicemente li ignorano,
oppure ancora non mettono in atto i meccanismi più opportuni
per permettere ai giovani di partecipare con efficacia ed incisivamente.
Quasi come, è triste dirlo
ed è davvero incomprensibile, esistesse uno sforzo ed un contro
- sforzo, una volontà ed una volontà contraria, che si
scontrano o comunque troppo raramente si incontrano.
Quando accadrà che la classe
politica concederà ad esempio ai forum locali della gioventù
un potere non più solo consultivo ma propositivo? Quando gli
organismi di rappresentanza dei giovani avranno diritto di veto sulle
questioni che li riguardano da vicino? Perché i giovani sono
storicamente la realtà più ignorata tra quelle non apertamente
discriminate? Potremmo fare centinaia di esempi nei quali basterebbe
non una riforma legislativa, ma solo qualche modifica a leggi esistenti,
per dare davvero voce ai ragazzi e garantirgli di non vedersi più
passare sopra la testa le decisioni che li riguardano.
Questo è emerso chiaramente
da Parigi e le istituzioni dovranno fare una vera e propria rivoluzione
culturale, e garantire fin dalla più giovane età un vero
diritto di cittadinanza ai ragazzi europei, e questo ha a che fare con
una formazione completa per una partecipazione attiva, ed ha a che fare
con il garantire gli strumenti per questa partecipazione, ed ha ancora
a che fare con la volontà di dividere esperienze e competenze
tra adulti e ragazzi, e questa volta non sarebbe altro che buona amministrazione.
In altre parole, ha a che fare con
il buon senso".